Di fronte all'impennata dei prezzi alla pompa, i candidati alle presidenziali francesi del 2027 moltiplicano gli annunci sulla fiscalità dei carburanti. Ségolène Royal ha fissato una soglia precisa, mentre il Raggruppamento Nazionale (RN), il Partito Comunista Francese (PCF) e La France Insoumise (LFI) avanzano misure concorrenti, il cui costo per le finanze pubbliche è già oggetto di dibattito. Un sondaggio Elabe per BFMTV colloca a 1,84 euro la soglia media oltre la quale i francesi giudicano il prezzo del litro troppo elevato.
Ségolène Royal: un tetto di 1,70 euro al litro
Ospite di RTL venerdì 11 settembre, la candidata alle primarie del Partito Socialista e di Place Publique per le presidenziali del 2027 ha affermato che «un litro di benzina non deve superare 1,70 euro». Per raggiungere questo obiettivo, l'ex ministra sostiene una riduzione delle tasse e dell'IVA sui carburanti. Affronta altri sei candidati in queste primarie, tra cui Raphaël Glucksmann, Olivier Faure, Philippe Brun e Jérôme Guedj, con i due turni previsti per il 9-10 e il 16-17 ottobre.
Il Raggruppamento Nazionale vuole un'IVA al 5,5 %
Jordan Bardella, presidente del RN, ha denunciato una situazione in cui «spostarsi, avere una casa, riscaldarla stanno diventando beni di lusso». Il suo partito propone di portare l'IVA sui carburanti dal 20 % al 5,5 % e di annullare gli aumenti delle tasse applicati durante il mandato precedente.
Fabien Roussel e il PCF chiamano alla mobilitazione
Il segretario nazionale del PCF e candidato alle presidenziali, Fabien Roussel, ha invitato i francesi a «mobilitarsi alle rotonde» se il governo non agirà rapidamente sui prezzi dell'energia. Chiede la soppressione immediata del contributo ai certificati di risparmio energetico (CEE), passato da 11 a 16-17 centesimi al litro dal 1° gennaio 2026, oltre a una riduzione dell'IVA dal 20 % al 5,5 %. Sullo stesso fronte, il senatore comunista di Parigi Ian Brossat ha accusato il governo di «lasciare i francesi crepare a bocca aperta» e ritiene indispensabile la riduzione delle tasse per preservare il potere d'acquisto.
La France Insoumise chiede il blocco dei prezzi
Dal canto suo, La France Insoumise sostiene un blocco dei prezzi alla pompa, tramite una proposta di legge depositata da Aurélie Trouvé. Il governo esclude per ora questa opzione, con il ministero delle Finanze (Bercy) che ritiene un tetto ai prezzi equivarrebbe a «organizzare la penuria».
Lo stretto di Hormuz, all'origine dell'impennata dei prezzi
Questa crisi politica si inserisce in un contesto geopolitico teso. Dal 28 febbraio 2026, un'operazione militare congiunta americano-israeliana contro l'Iran ha innescato una guerra regionale in Medio Oriente. In rappresaglia, Teheran ha bloccato il traffico marittimo nello stretto di Hormuz, passaggio chiave per circa il 20 % delle esportazioni mondiali di petrolio. All'inizio di settembre, la ripresa degli attacchi tra i due paesi ha ulteriormente aggravato la situazione: l'analista Jorge Leon di Rystad Energy segnala un flusso sceso a circa 1,5-2 milioni di barili al giorno, contro gli 8 milioni di fine agosto, mentre il Dipartimento dell'Energia statunitense indica una cifra vicina agli 11 milioni di barili al giorno, stime contestate dagli analisti. Conseguenza diretta: il greggio Brent si è stabilizzato durevolmente oltre i 100 dollari, un livello mai più raggiunto dall'inizio del conflitto.
Quanto costerebbero queste misure allo Stato?
Le stime disponibili mostrano l'entità di bilancio di queste proposte. Secondo il ministero delle Finanze, una riduzione dell'IVA dal 20 % al 5,5 % costerebbe 17 miliardi di euro l'anno per l'insieme delle energie (carburanti, elettricità, gas, gasolio da riscaldamento), di cui circa 10 miliardi di euro per i soli carburanti. Il Raggruppamento Nazionale avanza dal canto suo una stima di 12 miliardi di euro, mentre l'Institut Montaigne valuta la misura a 10,3 miliardi di euro l'anno, in una forbice tra 8,2 e 12,4 miliardi a seconda dell'evoluzione dei consumi.
Quanto al blocco dei prezzi proposto da LFI, la Fondation IFRAP lo stima, se compensato ai distributori per evitare penurie, tra 5,4 e 9 miliardi di euro su tre mesi, cifra paragonabile allo sconto carburante del 2022, costato 8 miliardi di euro in sei mesi.
Prezzi che restano sotto pressione
Al 13 settembre 2026, i prezzi medi nazionali si attestavano a 2,314 €/L per il gasolio e 2,124 €/L per l'E10, in rialzo di quasi il 4 % in sette giorni. TotalEnergies mantiene dal canto suo un tetto di 1,99 €/L per la benzina e 2,25 €/L per il diesel, annunciato a fine agosto da Patrick Pouyanné e mantenuto finché durerà il conflitto in Medio Oriente.